Energia solare - agrivoltaico

Energia solare in Sardegna: a che punto è Palmadula il più grande parco agrivoltaico d’Italia

MondayEspresso - 20/05/2024

Energia solare: sì o no? Sì ai piccoli impianti che valorizzano il territorio, no a grandi impianti che stravolgono l’ambiente, soprattutto se gestiti da colossi multinazionali. 

Questa è in estrema sintesi l’opinione diffusa in tutta Italia di fronte alla crescente proliferazione di parchi fotovoltaici e agrivoltaici.

L’energia pulita ha un costo: sottrae terra all’agricoltura, limita la biodiversità e a volte sembra più un’occasione di speculazione e profitto per grandi gruppi privati, spesso neanche italiani.

La verità come sempre è complessa; non si può generalizzare. Si può però analizzare più da vicino alcuni progetti.

L’obiettivo? Cercare di capire se possano essere di reale interesse per l’ambiente, l’economia e la comunità o se perseguono ben altri obiettivi.

In questo approfondimento, ci concentriamo sul progetto fotovoltaico più grande italiano, che nascerà (forse) in Sardegna e si estenderà per una superficie di circa 900 ettari. 

Dietro al progetto c’è la Chint, un’enorme società cinese tra i più grandi produttori di pannelli fotovoltaici al mondo.

Parco agrivoltaico Palmadula: tutto quello che c’è da sapere 

Il modo migliore per verificare lo stato d’avanzamento di un progetto fotovoltaico o agrivoltaico è collegarsi direttamente sul portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. 

Qui è possibile cercare qualsiasi progetto presentato. Pertanto non mancano informazioni generali e specifiche sul progetto di impianto agrivoltaico denominato Palmadula: Andiamo con ordine.

Il progetto in breve 

Per conoscere in dettaglio di cosa consiste il progetto, è possibile già da oggi scaricare la “relazione generale“.

La prima informazione che balza all’occhio è che si tratta di un impianto agrivoltaico e non fotovoltaico. 

La differenza tra le due tipologie d’impianti è importante. In breve, il fotovoltaico prevede la copertura pressoché totale dei terreni (ma anche tetti di strutture) con i pannelli fotovoltaici. 

L’agrivoltaico, per molti aspetti, rappresenta un’evoluzione. Una parte del terreno è occupata dai pannelli, un’altra, significativa, è destinata all’attività agricola. 

L’obiettivo è dunque duplice: produrre energia e promuovere la sostenibilità agricola. L’agrivoltaico mira, insomma, a contenere l’impatto ambientale.

A che punto siamo 

Come leggiamo dal progetto, il blocco principale dell’impianto sarà installato nel territorio di Palmadula e avrà una potenza nominale pari a 358 MWp DC. 

I promotori del progetto specificano che l’intero impianto è stato progettato per non compromettere le aree di pregio ambientale, naturalistico, paesaggistico e archeologico; l’obiettivo è creare un contesto armonioso con la natura e l’ambiente ospitante.

Il progetto, seguendo quanto stabilito dal D.Lgs. n. 387/2003 , è considerato dai proponenti come di pubblica utilità, indifferibile e urgente.

Proseguendo con la lettura, si evince che per realizzarlo è necessario acquisire i terreni. 

Sono già stati raggiunti accordi con i proprietari. 

Le aree di cui si è stipulato un accordo per un totale di circa 893.34 ettari, circa 9 chilometri quadrati, sul territorio delle frazioni del comune di Sassari e di Porto Torres.

Inoltre, stando sempre a quanto dichiarato nel progetto, tutte le aree che verranno occupate dall’impianto, in futuro, potranno essere rimosse ripristinando lo stato naturale del luogo.

Ad oggi è bene specificare che il progetto non è stato accora approvato. Lo stato procedura al 16 maggio è: In attesa integrazione atti. Questa è stata attivata successivamente alla richiesta d’integrazioni in data 24/04/2024. Una volta presentate le integrazioni richieste, non è affatto detto che il progetto si realizzi. 

Altri enti, potrebbero, anzi sicuramente, faranno osservazioni, potrebbero quindi essere necessarie ulteriori integrazioni. L’iter è ancora molto lungo.

Progetto agrivoltaico a Palmadula: tra dubbi e polemiche  

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il parco agrivoltaico che forse sorgerà nelle aree agricole comprese tra il comune di Sassari e Porto Torres è ancora sulla carta. Sebbene ogni aspetto sia stato definito, l’iter è tutt’altro prossimo alla conclusione. 

Tuttavia, il solo progetto di grandi parchi agri e fotovoltaici porta con sé numerose polemiche. Nel nostro caso, anche l’impianto in Sardegna non è da meno. Le questioni sollevate ruotano attorno a due questioni: economia e ambiente.

Da un lato ci sono gli obiettivi stabiliti dall’Europa: ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e aumentare l’energia ricavata da fonti rinnovabili e portarla al totale del 42,5% entro il 2023. 

Il piano REPowerEU, inoltre, unito a normative più snelle, prevede iter autorizzativi più rapidi rispetto al passato per tutti coloro che promuovono progetti nell’ambito delle energie pulite. 

Al momento, l’Italia è in linea con gli altri paesi europei, con una quota di consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili pari al 19%. Per raggiungere gli obiettivi, però, si deve fare di più.

Il problema, tuttavia, è il modo in cui ci si prefigge di raggiungere quanto stabilito dall’Europa.

Se la soluzione prevede di installare enormi parchi fotovoltaici, sottrarre terreni fino ad oggi destinati all’agricoltura e soprattutto far gestire il tutto a fondi multinazionali esteri, statunitensi e cinesi su tutti, allora è molto facile che vengano sollevate proteste. 

Nel progetto in Sardegna, l’Unione Sarda riporta senza mezzi termini che la sua terra è ora oggetto di una nuova “dominazione”, quella cinese. Parla di assalto alle aree agricole, di scalate, devastazione, di terre svendute e di speculazione senza scrupoli. 

Se terre oggi, colte o incolte, finiscono massivamente in mano a fondi finanziari multinazionali, i quali chiaramente traggono enormi profitti, allora è qui che le energie rinnovabili perdono ogni scopo nobile. 

Secondo altre stime, se tutte le richieste in Sardegna, ad oggi oltre 800, dovessero essere approvate, ci si potrebbe trovare con 200.000 ettari di terreno coperti da impianti fotovoltaici.

Energia solare, da nord a sud un proliferare di richieste 

Energia solare - agrivoltaico

Il parco agrivoltaico in Sardegna è solo uno dei tanti mega-progetti presentati, e le proteste, come prevedibile, sono presenti praticamente ovunque. Alcune delle più calde di questo 2024 sono:

  • Località Remartello a Loreto Aprutino, regione Abruzzo: è previsto un grande parco fotovoltaico che occuperà una superficie di 400 ettari. Qui sindaci, cittadini e Coldiretti sottolineano il grave danno che il parco porterà all’agricoltura e all’allevamento, considerati fonti d’eccellenza della zona. Inoltre, l’installazione di una cabina elettrica è stata prevista in un’area a ridosso delle zone abitate, una decisione che sta contribuendo ad alimentare le proteste.
  • Località Mamiano, Emilia Romagna: “Impatto devastante sul microclima”, dichiarano i residenti della zona dopo aver appreso del nuovo impianto di circa 18 ettari e potenza nominale di 16,21 MW che potrebbe sorgere a Mamiano. Qui sono previsti oltre 16.000 scavi, fondazioni in cemento armato e altre opere ritenute dannose per l’ambiente.
  • Monterosso, Ancona, Marche: “Decisione gravissima”, avverte il consigliere comunale Ciccoli. Qui l’area interessata è di circa 4 ettari a cui si unisce anche il progetto di un elettrodotto. In totale potrebbero essere ben 40 le proprietà espropriate.
  • Piana di Leonacco, Tricesimo, Friuli-Venezia Giulia: questa è solo l’ultima delle oltre 120 autorizzazioni già concesse nella regione. L’ultimo impianto proposto è da 8 megawatt. A nulla per ora sembrano portare le iniziative dei residenti, i quali hanno lanciato una petizione online.

Quelli citati sono solo alcuni dei tanti esempi di parchi fotovoltaici e agrivoltaici in procinto di nascere sul territorio italiano. 

Prendere posizione è sicuramente difficile, così come lo è trovare un corretto equilibrio tra le esigenze di trovare fonti di energia alternative e al contempo garantire l’economia fatta di agricoltura e allevamenti, la conservazione del patrimonio storico e paesaggistico.

Noi di Monday Espresso vorremmo conoscere l’opinione dei nostri lettori, invitandoli a segnalarci simili progetti in corso nelle loro zone.

Ogni settimana parleremo di una notizia diversa, affrontandola in modo serio ma leggero. Non vogliamo certo farti iniziare il lunedì con il piede sbagliato!

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