Carbon Credits

Carbon Credits: cosa sono e a cosa servono in 4 punti [La guida essenziale ai Crediti di Carbonio]

MondayEspresso - 10/06/2024

Cosa sono i carbon credits e come sono regolamentati? Oggi affrontiamo un argomento abbastanza complesso: i crediti di carbonio. 

Come vedremo, acquisire un credito per un’azienda significa ottenere una certificazione che le permette di attestare di essersi impegnata a rimuovere dall’atmosfera 1 tonnellata di CO2 o altri gas serra.

La rimozione di questa CO2 avviene per compensazione, ovvero, per semplificare, vengono finanziate iniziative finalizzate all’effettiva riduzione di 1o più tonnellate di gas serra. 

Chiaramente c’è tutta una procedura da seguire, nonché una serie di misurazioni e monitoraggi da fare affinché si riesca a dimostrare l’effettivo raggiungimento dell’obiettivo. 

Cerchiamo di capire il tutto un po’ meglio, soprattutto focalizzandoci sul come e sul perché un’azienda oggi dovrebbe interessarsi al mercato dei carbon credits.

Cosa sono i carbon credits?

I crediti di carbonio sono certificati acquistati per compensare le emissioni (principalmente di CO2) emesse. 

Sono un meccanismo di compensazione attraverso cui un’azienda che emette sostanze nocive nell’ambiente si impegna ad acquistare sul mercato dei crediti di carbonio l’equivalente della CO2 emessa, misurata in tonnellate.

Il mercato dei crediti di carbonio persegue gli obiettivi stabiliti a livello comunitario

Gli obiettivi sono ambiziosi: ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. 

Questi obiettivi, stabiliti nel Green Deal Europeo, hanno favorito la nascita di un sistema di “scambio di quote per le emissioni”. 

In Europa abbiamo già un sistema di carbon credits conosciuto come ETS (Emission Trading Scheme), il quale però riguarda solo il settore industriale. 

Attualmente si sta lavorando per creare simili sistemi anche per altri settori molto impattanti: trasporti, agricoltura, edilizia e rifiuti, i quali, secondo le stime UE, contribuiscono per circa il 60% delle emissioni.

Attenzione però, diciamo subito che questi crediti sono validi solo quando emessi da certificatori riconosciuti, i quali a loro volta devono soddisfare stringenti requisiti. Ci sono fondamentalmente due mercati:

  1. Il mercato obbligatorio: si è obbligati a contenere le emissioni e ad acquistare i crediti corrispondenti a quanto emesso.
  2. Il mercato volontario: l’azienda discrezionalmente e senza obbligo può scegliere se impegnarsi nel compensare le proprie emissioni.

Infine, un credito di carbonio, per essere considerato valido, deve rispettare numerose caratteristiche. Tra queste:

  • Tangibile: la riduzione delle emissioni deve essere comprovata e certificata.
  • Misurabile: vanno utilizzate metodologie per quantificare la reale riduzione delle emissioni.
  • Verificato: parti terze riconosciute devono certificare l’effettiva riduzione delle emissioni.
  • Permanente: il beneficio ambientale non deve essere reversibile.

A cosa servono i carbon credits? 

I crediti di carbonio (carbon credits) servono a compensare le emissioni di gas serra emesse da un’azienda. 

In altre parole, si tratta di ottenere un permesso per produrre emissioni di diossido di carbonio. 

L’azienda emette gas serra e contemporaneamente acquista un numero equivalente di crediti finanziando progetti finalizzati alla riduzione degli stessi agenti inquinanti.

Ad esempio, nel settore industriale, un’organizzazione può decidere di compensare le emissioni investendo in progetti di energia rinnovabile (solare, eolico, idroelettrica), di riforestazione o di cattura del carbonio.

Come accennato, i crediti di carbonio sono stati introdotti ora che ci si è resi conto che continuare a emettere diossido di carbonio (CO2), derivante principalmente dai processi di combustione del carbone fossile e del petrolio, sta contribuendo al riscaldamento dell’atmosfera. 

L’ONU ha dichiarato che negli ultimi 35 anni le emissioni in tutto il pianeta sono aumentate del 50%. 

Questi dati allarmanti hanno portato allo sviluppo di nuove iniziative. Tra queste rientrano proprio i crediti di carbonio, introdotti a partire dal Protocollo di Kyoto e poi ribaditi anche nell’Accordo di Parigi del 2015.

Il meccanismo dei carbon credits 

Finora abbiamo riportato solo gli aspetti positivi dei carbon credits. Se l’articolo finisse qui, i lettori di Mondayespresso potrebbero iniziare la settimana sollevati. 

Esistono meccanismi obbligatori e facoltativi che di fatto permettono alle aziende di compensare le emissioni nocive. 

Purtroppo, l’assenza di regolamentazioni chiare, tanto a livello italiano quanto europeo, rende l’intero mercato dei crediti di carbonio un vero e proprio campo minato. Spieghiamoci meglio. La situazione attuale vede:

  • Shell accusata di vendere milioni di crediti di carbonio senza effettiva rimozione di CO₂. Fonte.
  • Volkswagen, nonostante il suo impegno dopo lo scandalo dieselgate, è ancora oggetto di critiche riguardo il suo utilizzo dei crediti di carbonio.Fonte.
  • Eni, ugualmente coinvolta in controversie riguardanti i crediti di carbonio.Fonte.

E questi sono solo alcuni esempi. 

Insomma, le critiche all’efficacia dei regolatori e degli standard ESG sono molteplici. Questo perché il meccanismo di assegnazione dei crediti è talmente complesso e poco regolamentato che offre diverse opportunità per eluderlo. Proviamo a riassumere.

Chi certifica i carbon credits?

carbon credits

Partiamo dagli enti certificatori. Ce ne sono diversi, ma i più conosciuti e affermati sono Gold Standard, Plan Vivo e Vera. 

A loro spetta tenere traccia delle varie operazioni di compravendita dei crediti di carbonio. 

Tuttavia, non finisce qui, perché la documentazione e la validazione delle operazioni sono affidate ad altri enti terzi, indipendenti, che si assicurano che il progetto effettivamente permetta la riduzione delle tonnellate di CO₂. 

Ecco, sintetizzando, come funziona:

  1. L’azienda A compra i carbon credit da un’altra azienda che si dichiara impegnata in progetti finalizzati alla riduzione della CO₂.
  2. L’altra azienda, B, ha bisogno di un certificatore. Questo certificatore deve rispettare gli standard stabiliti da Gold Standard, Plan Vivo e Vera.
  3. I certificatori, a loro volta, devono fare riferimento agli standard stabiliti da altri certificatori, detti ICROA, che sono aziende private.
  4. Una volta che il credito è stato certificato, l’azienda B, quella che si è rivolta ai vari certificatori, ha anche bisogno di un altro ente autorizzato a dare un rating di qualità al credito.
  5. Terminato anche questo passaggio, finalmente l’azienda B può vendere il credito all’azienda A. Come può venderlo? Affidandosi a un’altra azienda ancora che opera nel mercato della compravendita dei carbon credit.
  6. Solo a questo punto, a credito venduto, l’azienda B comunica ai certificatori l’avvenuta vendita. Da qui si apre tutto l’iter per la cancellazione del credito dai registri pubblici, al fine che non venga utilizzato una seconda volta.

Se tutto questo vi sembra complesso, è proprio così. L’assenza di una regolamentazione comunitaria e di pratiche snelle rende il mercato dei carbon credit un terreno fertile per azioni di greenwashing e pratiche dubbie.

Crediti di Carbonio: Una breve nota 

In questo approfondimento abbiamo fornito una panoramica di un tema complesso, difficile da declinare al meglio anche per la mancanza di regolamentazioni precise. 

I carbon credits nascono per contrastare il cambiamento climatico e sembra che avranno un ruolo sempre più centrale per le aziende impegnate in azioni a tutela dell’ambiente.

Al momento, però, nonostante i benefici di tali strumenti, ci sono molte questioni irrisolte. 

Non è facile, ad esempio, dimostrare la reale compensazione ottenuta attraverso i progetti a cui le aziende aderiscono. La semplice presenza dei carbon credits potrebbe disincentivare le aziende a ridurre le emissioni. Inoltre, c’è una mancanza di trasparenza che può portare ad azioni di greenwashing.

Insomma, i crediti di carbonio possono essere un complemento utile, ma non possono sostituire la necessità di ridurre direttamente le emissioni alla fonte.

FAQ: domande frequenti sui Carbon Credits

  1. Cosa sono i carbon credits e come sono regolamentati? 

I carbon credits sono certificati che permettono alle aziende di compensare le emissioni di gas serra. Sono regolamentati da stringenti requisiti e normative per garantirne l’affidabilità.

  1. A cosa servono i carbon credits? 

I carbon credits servono a compensare le emissioni di gas serra prodotte dalle aziende. Acquistando crediti, un’azienda finanzia progetti di riduzione delle emissioni per equilibrare le proprie emissioni.

  1. Come funziona il meccanismo dei carbon credits? 

Le aziende acquistano crediti da altre aziende impegnate in progetti di riduzione delle emissioni. I crediti vengono certificati da enti terzi indipendenti e successivamente possono essere venduti ad altre aziende.

  1. Chi certifica i carbon credits? 

Gli enti certificatori, come Gold Standard, Plan Vivo e Vera, monitorano le operazioni di compravendita dei crediti. Questi enti devono rispettare standard rigorosi e lavorano con altri enti terzi per garantire l’effettiva riduzione delle emissioni.

Ogni settimana parleremo di una notizia diversa, affrontandola in modo serio ma leggero. Non vogliamo certo farti iniziare il lunedì con il piede sbagliato!

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